Amarone della Valpolicella: storia e caratteristiche di un vino nato per errore

Le vicende e i misteri che circondano l’Amarone della Valpolicella. Un vino unico, espressione del suo territorio e della tradizione, non lontano dalla bellissima città di Verona.

Una delle cose che amo fare, quando scopro un nuovo cibo o un nuovo vino, è scavare nel suo passato per scoprire date, episodi e curiosità dalla sua nascita al suo successo. Ad una degustazione AIS dedicata all’Amarone della Valpolicella ho scoperto che questo straordinario vino, tra le sue note di viola e fiori rossi, racconta anche una storia affascinante.

Amarone della Valpolicella: conosciuto ma non troppo

LA STORIA

La Valpolicella è stata da sempre la culla del Recioto, un vino rosso passito particolarmente dolce, prodotto con le uve autoctone della zona: corvinacorvinone e rondinella. Fin dal 1500 nella Valpolicella era uso appassire le uve dalla vendemmia fino al termine del mese di gennaio. Ma nella metà del secolo scorso, qualcosa cambiò la storia.

C’è chi dice che un vignaiolo disattento, forse troppo dedito agli “assaggi” che non al controllo dei suoi vini, dimenticò qualche botte lasciando che il Recioto concludesse la sua fermentazione, dando vita, da un vino dolce, ad un vino secco di grandissima struttura e potenza. E così nacque l’Amarone.

Altri sostengono che l’Amarone sia nato in tempi di guerra, quando i tedeschi assediavano la valle e i produttori locali si videro costretti a nascondere salumi, vini e formaggi per scongiurare razzie. Per evitare che i nascondigli venissero scoperti, i controlli delle botti non potevano essere così frequenti, e così intere partite di Recioto furono lasciate alla fermentazione più indiavolata, che consumò tutto il residuo zuccherino.

Quale sia la verità, si parla sempre di Recioto “scampà”, cioè “scappato” al controllo del cantiniere.

Il successo di questo vino non fu tutto merito del caso, ma della lungimiranza di chi ha creduto che questo Recioto potesse avere grandi potenzialità. Dagli anni ’90 infatti, l’Amarone della Valpolicella è uno dei vini rossi più emblematici e apprezzati d’Italia: un vino molto semplice da capire e amare, grazie al suo tannino morbido, ai suoi aromi invitanti e il suo carattere tosto.

LE CARATTERISTICHE

Il vino si presenta con una veste rosso rubino intenso con riflessi granato o decisamente granato secondo l’evoluzione. Il bouquet è intenso e ampio, libera sentori di viola e altri fiori rossi appassiti, confetture di frutta rossa e ciliegia sotto spirito, nocciola e noce, mandorla e prugna secca e, nel tempo, si arricchisce di accenti di cannella e noce moscata, e quelli del cuoio si intrecciano con quelli di tabacco, tartufo, liquirizia e altri ancora, su uno sfondo etereo. L’assaggio è potente e avvolgente, sapido e con una nota tannica elegante, doti che integrano perfettamente una decisa nota pseudocalorica, creano un mirabile equilibrio e sfumano in un finale che ripropone sensazioni già percepite all’olfatto, con note di mandorla e di marasca. (fonte AIS)

GLI ABBINAMENTI ENOGASTRONOMICI

Gli abbinamenti più adatti all’Amarone, grazie ad una struttura che riesce comunque a mantenere una certa morbidezza nei tannini, sono con la selvaggina, i brasati ed i formaggi stagionati. Non può non venirmi in mente Thomas Harris, autore de “Il silenzio degli innocenti”, che per Hannibal The Cannibal abbinò un bicchiere di Amarone a del fegato e un contorno di fave.

Io preferisco essere meno hard e accompagnarlo a stracotti e brasati, o berlo semplicemente da solo, per farmi avvolgere dai suoi sentori di ciliegia, prugna secca, ribes nero e fico.

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