Trieste da gustare: la mia piccola guida food & wine

Un weekend lungo alla scoperta di una Trieste da gustare, non solo con gli occhi, e da sorseggiare lentamente. Tanti appunti raccolti, tanti nasi nei bicchieri e mille assaggi, per scrivere questa piccola guida food & wine e condividere con voi le mie scoperte.

Il nostro “weekend del Carso“, così abbiamo voluto simpaticamente battezzarlo, è nato subito sotto il segno dell’enogastronomia. Già, perché la prima cosa che abbiamo fatto è stato prenotare un grazioso AirBnb e la scelta è caduta su un appartamento nella località di Prosecco. Non un caso. Interpellando i miei amici sommelier poi, mi sono fatta segnalare cantine e vitigni imperdibili e, tra i tantissimi consigli, Silvia si è offerta di raccontarmi delle vere chicche da triestina, appunti che durante il viaggio sono diventati una piccola guida. Grazie Silvia, i tuoi preziosi suggerimenti, mixati alle nostre esperienze, sono diventati una mappa ricchissima per scoprire una Trieste da gustare.

Trieste da gustare: la mia piccola guida food & wine

Aperitivo da Gran Malabar, eno-bar con oltre 60 etichette del Carso e del Collio e un’ottima scelta di salumi e formaggi locali.

COSA MANGIARE

Tradizioni gastronomiche friulane mescolate a quelle dell’entroterra Sloveno, contaminazioni di piatti austriaci, ungheresi, ebraici e boemi, influenze dall’Asia minore e dalla Grecia, uniti ai sapori della cucina mediterranea. Un vero e proprio mondo tra cui scegliere…
Qui vi riporto i piatti imperdibili per una Trieste da gustare!

  • Prosciutto cotto in crosta affumicato e cotto nell’impasto del pane
  • Granzievola a la triestina, una polpa di granchio condita con olio, succo di limone, sale, pepe e prezzemolo e servita all’interno del suo guscio.
  • Liptauer, una spuma di formaggi con paprika e cumino.
  • Jota, una zuppa a base di crauti, fagioli, patate, salsicce, pancetta affumicata, erbe e spezie.
  • Brodeto, brodetto di pesce preparato con pesci di piccola dimensione, molluschi e crostacei.
  • Gnocchi, da quelli di fegato a quelli di pane, passando per quelli di susine e quelli con il gulash.
  • Gulash, uno spezzatino di origine urgherese a base di carne, patate e paprika, che a Trieste preparano più asciutto e con l’aggiunta del pomodoro.
  • Porzina con capuzi, coppa di maiale lessa con senape, crauti e rafano.
  • Calandraca, spezzatino di vitello piccante con patate.
  • Cevapcici, salsiccette speziate di origine balcanica servite con una salsa piccante di peperoni arrostiti.
  • Merluzzo all’istriana, con capperi tritati, acciughe e patate.
  • Scampi alla busara, cotti interi in un soffritto di olio, aglio, peperoncino e pangrattato, sfumati con il vino bianco e conditi con il pomodoro.
  • Pedoci a la scotadeo (cozze alla scottadito), cucinati in bianco con aglio, prezzemolo e pangrattato.
  • Strucolo, una sorta di strudel  ripieno di mele, ciliegie o altra frutta di stagione.
  • Pinza, il dolce pasquale di pasta lievitata con rum, bucce di arancia, limone e vaniglia.
  • Koch, soufflé a base di burro e zucchero montati con pezzi di frutta, semolino o riso.

COSA BERE

Inutile dire che vi parlerò dei vini del Carso (DOC Carso – Kras), vini dotati di una personalità molto ben definita. La terra conferisce loro freschezza, il vento del mare sapidità e la roccia carsica mineralità. Sono principalmente 3:

  • La Vitovska, un’uva autoctona con dentro tutta la storia antica nelle terre del Carso, anche nota come vitouska o vitovska gargania. Si tratta di un vino bianco fresco, con una buona acidità, longevo e di grande finezza. Tendenzialmente viene classificata come vino naturale, perché non è sottoposta a nessuna filtratura o stabilizzazione prima dell’imbottigliamento.
  • La Malvasia istriana, un vitigno semi-aromatico a bacca bianca, meno aromatica, più secca e minerale rispetto al resto delle malvasie, perché coltivata sulle terre carsiche ricche in ferro, nota che emerge spesso durante la degustazione.
  • Il Terrano, vitigno simbolo della viticultura carsica e stretto parente della famiglia del Refosco, con il quale condivide alcune caratteristiche. Si tratta di un vino di moderata gradazione alcolica, dal color rosso acceso e dal bouquet delicato e inconfondibile. Un vino che, se adeguatamente domato, può essere indimenticabile.
Trieste da gustare: la mia piccola guida food & wine

Il Terrano di Skerk

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Gulash e polenta + Cevapcici con salsa ajvar al Buffet Le Botti.

I BUFFET E I REBECHIN

A Venezia ci sono i bacari, piccoli locali dove abbinare ad un calice di vino dei piccoli antipasti, i cichéti. A Trieste ci sono i buffet, una versione “robusta” del bacaro veneziano dove gustare i rebechin. Si tratta di veri e propri piatti da portata cucinati al mattino ed esposti al bancone. Il nome buffet è un’evoluzione post napoleonica degli spacéti, piccoli spazi in cui bere dell’ottimo vino e mettere qualcosa sotto i denti. E cosa si mangia?

Per la nostra “Trieste da gustare” abbiamo testato (lo facciamo sempre con grande sacrificio, solo per voi) qualche buffet storico.

  • Da Siora Rosa (Piazza Attilio Hortis, 3) si mangia dell’ottimo gulash.
  • Da Pepi (Via della Cassa di Risparmio) è imperdibile per il suo bollito misto.
  • Da Giovanni (via S. Lazzaro) merita una visita per il suo prosciutto cotto in crosta di pane.
  • Buffet Le Botti (viaTorino, 15) dove ci siamo concessi dei deliziosi cevapcici con salsa ajvar.

Silvia ci consiglia anche L’Approdo (via Carducci) che frequenta spessissimo soprattutto per la grande selezione di vini, locali e non.

LE SORPRESE

Hops Beerstrò (via di Cavana 15/A): un’ottima selezione di birre artigianali, alla spina o in bottiglia, accompagnano una cucina sofisticata e di respiro internazionale, con piatti come il Korean Fried Chicken con glassa di salsa piccante e cipollotto, i Bigoli all’Anatra, con agrumi, soia e cinque spezie cinesi o lo Sgombro Teriyaki, con pak choi, salsa allo yogurt e zenzero.

SaluMare – il laboratorio del pesce (via di Cavana 13/A), un po’ cichetteria e un po’ tapas bar. Accompagnati da una buona selezione di bollicine, qui ci si perde in un menu di rebechin a base di pesce fresco, crudo e cotto, che attinge ai sapori del territorio ma non solo (si va dai sapori affumicati del nord Europa alla ceviche, passando per il pulpo a la Gallega). In un ambiente tra gastronomia, pescheria e locale di design, potrete gustare salmone affumicato (da loro, con metodi artigianali), baccalà mantecato, aringhe, tonno, polpo… in tartina, panino o piatto.

E infine Pep’s Fish House (Riva Tre Novembre, 3 ), il terzo arrivato della famiglia Pep’s di Trieste, dopo la Steak House e “Cibo e Vino”. Una casa del pesce moderna e informale, dove gustare carpacci freschi, fish and chips alla triestina, panini di mare (quello al polpo fritto… una bomba) e altre specialità street food, che potrete consumare nel locale oppure passeggiando sul Molo Audace, proprio di fronte al locale.

Trieste da gustare: la mia piccola guida food & wine

Tutte le sfumature del blu per gli interni di Pep’s Fish House

OSMIZE

Sulle Osmize triestine ci si potrebbe scrivere un articolo dedicato. Per semplificare posso dirvi che non si tratta né di ristoranti, né di agriturismi ma di luoghi dove si vendono e si consumano vini locali (Terrano, Vitovska, Malvasia) e prodotti tipici (uova, insaccati, salami e formaggi) direttamente negli spazi e nella cantine dei contadini che li producono.

Quella delle Osmize è una tradizione che risale all’epoca di Maria Teresa d’Austria la quale, alla fine del 1700, accordò un permesso di vendita dei prodotti locali ai contadini, che poteva durare per periodi di otto giorni consecutivi o multipli di otto durante l’arco dell’anno (in sloveno 8 si dice OSEM, ecco la radice di questa parola).

Nella zona del Carso triestino se ne contano circa 50, con giorni e orari di apertura variabili (verificabili sul preziosissimo sito/app osmize.com).

Noi, appena arrivati in questa zona, ci siamo avventurati da Skerk (località Prepotto, 20 – Duino Aurisina) e ci siamo affezionati alla sua atmosfera, calda e accogliente, tornandoci più volte per assaporare i buonissimi salumi e formaggi (e portando a casa un ricco bottino di vini non filtrati).

Trieste da gustare: la mia piccola guida food & wine

Skerk, dove assaggiare taglieri di salumi e formaggi locali e degustare uno dei loro ottimi vini.

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Il panorama suo vigneti dall’ Agriturismo Ostrouska.

CAFFÈ

Il legame di Trieste con il caffè è innegabile: storicamente protagonista della crescita economica della città, luogo di cultura e incontro dei grandi dell’arte e della letteratura e momento imprescindibile della giornata di ogni triestino. Ecco perché a Trieste non puoi entrare in un bar e chiedere “solo” un caffè: c’è un vocabolario specifico per ogni declinazione e variante:

  • per un caffé espresso in tazzina chiedi un NERO
  • un caffé espresso in bicchiere è un NERO IN B
  • se vuoi un caffé espresso decaffeinato in tazzina chiedi un DECA
  • per un caffé espresso decaffeinato in bicchiere chiedi un DECA IN B
  • un caffé espresso macchiato in tazzina è un CAPO
  • per il caffé espresso macchiato in bicchiere chiedi un CAPO IN B
  • se vuoi un caffé espresso decaffeinato macchiato in tazzina  chiedi un CAPO DECA
  • il caffé espresso decaffeinato macchiato in bicchiere chiedi un CAPO DECA IN B
  • per un caffé con una goccia di schiuma di latte chiedi un GOCCIATO
  • il cappuccino si chiama CAFFELATTE

Il centro di Trieste è costellato di caffè storici, locali dal fascino retrò, testimoni di un passato cittadino dal mood mitteleuropeo, legati alla letteratura e alla cultura. Noi ne abbiamo visitato qualcuno (cercate all’esterno la targa dorata che ne certifica l’autenticità).

Il Caffè Tommaseo (piazza Nicolò Tommaseo, 4C), il più antico, decorato con specchiere provenienti dal Belgio e opere del pittore Gatteri. Il restauro del 1997 è riuscito a mantenere la sua ambientazione sofisticata ed elegante, molto vicina alla tradizione dei caffè Viennesi.

L’Antico Caffè Torinese (Corso Italia, 2), nato nel 1919, opera del famoso ebanista triestino Giuliano Debelli: stile Liberty, lampadari in cristallo, atmosfera mitteleuropea.

L’Antico Caffè San Marco (via Cesare Battisti, 18), un luogo denso di storia, testimone di tutte le grandi vicende del Novecento triestino ed europeo, il preferito di Svevo e Saba. Un caffè-libreria, con arredi Liberty, lampadari di ottone, soffitti ricoperti di foglie di caffè color bronzo, tavolini in marmo rosso veronese, grandi specchi e un meraviglioso aroma di caffè appena macinato.

Per una Trieste da gustare e da sorseggiare!

Click.

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Forse non è un locale tipico, ma gustare un Nero in B con la vista sul porto dalle vetrate di Eataly è davvero emozionante.

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