Degustare le Marche: Verdicchio dei Castelli di Jesi

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è un vino bianco di elegante struttura e mineralità, capace di trasformarsi nel tempo, donandoci freschezza ed equilibrata sapidità in gioventù e note evolutive di grande finezza nel suo invecchiamento.

Quest’estate ho avuto modo di partecipare ad una degustazione AIS dedicata interamente al Verdicchio dei Castelli di Jesi, con un focus sui vini di Casalfarneto e Vignamato e un assaggio in abbinamento preparato da Domenico Balducci, presidente di AIS Marche e chef patron del Ristorante Gentile da Fabriano.

Degustare le Marche: Verdicchio dei Castelli di Jesi

DOC dal 1968, DOCG dal 2010 per i Riserva, il verdicchio è un vitigno fortemente legato al territorio marchigiano e vanta origini antichissime, con prime testimonianze scritte risalenti al V secolo d.C. anche se pare fosse già noto agli antichi Romani già dal VII secolo a.C.

Nel suo libro Vino al vino, Mario Soldati parla del Verdicchio dei Castelli di Jesi come di un vino estremamente raffinato e lo celebra come un vero e proprio prodigio.

“L’antico Verdicchio sale alle nari, raggiunge il cervello, rianima il nostro oppresso e sfiduciato cuore”

Un vitigno eclettico che, grazie ad un’acidità importante, riesce a dare grandi emozioni in tutte le sue versioni: Classico, Classico Superiore, Passito e Spumante, Riserva e Riserva Classico.

Quando si parla di verdicchio non si può non pensare all’anfora, la bottiglia dalle forme sinuose ideata negli anni ’50 dall’ing. Antonio Maiocchi per l’azienda Fazi Battaglia. Adottata successivamente da tutti i produttori, l’anfora è diventata in poco tempo un’icona, contribuendo al successo di questa eccellenza del territorio marchigiano.

La zona di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi è incastonata tra la costa adriatica della provincia di Ancona e le montagne, in un territorio storicamente attivo, soprattutto nel Medioevo e nei primi decenni del Rinascimento. Qui infatti si formarono numerosi borghi fortificati, i famosi castelli, che puntellavano i dolci rilievi collinari.

Tra gli 80 e i 550 m di altitudine, oltre ai terreni marnosi di arenaria, questo vitigno riesce ad esprimersi al meglio anche grazie al microclima: ventilato per prevenire la formazione delle muffe, mite nel periodo delle fioriture e caldo con l’avvicinarsi della vendemmia, con temperature più basse la notte, che favoriscono la complessità degli aromi.

Come per tutti i vitigni con questa radice etimologica (vermentino, vernaccia, verdeca…) anche il verdicchio si presenta con un colore giallo paglierino intenso con riflessi oro-verde. A seconda dell’evoluzione regala profumi sempre più articolati, che spaziano dall’acacia al biancospino, pesca bianca, mela golden, fino ai sentori di salvia e spezie dolci.

Tanti sono i possibili abbinamenti. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è famoso per la sua affinità con pesce alla griglia, al cartoccio e gratinato, con le triglie in guazzetto e i calamari ripieni, si sposa molto bene anche con le lumache in umido e le insalate di pollo.

La freschezza dei Riserva invece, la loro spiccata sapidità e il finale ammandorlato, li rende perfetti con i piatti della cucina mediterranea, dalle insalate di mare alle carni bianche più o meno elaborate, dai fritti di verdure e crostacei alle grigliate di pesce, dal branzino al forno bagnato con lo stesso vino, allo stoccafisso all’anconetana.

Quello proposto (e cucinato per noi) dallo chef e presidente di AIS Marche Domenico Balducci è stato un risotto vialone nano con tartufo, formaggio di fossa, purea di melanzane e semi di amaranto croccante. Una rivisitazione dei sapori autentici marchigiani, per esaltare una delle perle enologiche di questo territorio.

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