Di ciglia, influencer e post sponsorizzati

Da qualche mese è tutto un gran parlare di food blog, marchette, compensi e post sponsorizzati.

Ho ascoltato tutto: dalle crociate dei sepolcri imbiancati alle prese di posizione (e di distanza) poco sincere ed edificanti. Dai commenti dei professionisti ai goffi ma autentici tentativi di autoregolamentazione.

Potrei scrivere un post su quello che penso di tutta questa bagarre ma preferisco parlarvi della mia esperienza. Non di foodblogger, social influencer, brand ambassador, web talent, vattelappesca (cose che peraltro non sono o non mi sento di essere, forse solo vattelappesca!).

Vi voglio parlare della mia esperienza di utente. E delle mie ciglia.

Sì, io ho le ciglia molto deboli e nei momenti di grande stress (questa primavera è stata uno di quei momenti) cadono più velocemente di quanto ricrescano. E resto con ciglia rade e sottili che mal sopportano di essere truccate. Ho tentato varie strade, e sono andata alla ricerca di prodotti da applicare localmente.

Ho chiesto a Google e sono approdata su un paio di siti, di non chiara provenienza ma di grandissimo impatto commerciale, che illustrano i benefici di questo mirabolante prodotto. Venduto (con promessa di protezione della privacy, manco stessi acquistando dell’esplosivo) alla modica cifra di 79€. Gulp.

Mi metto quindi alla ricerca di recensioni e pareri di chi l’ha provato, per capire se funziona davvero, se è testato e sicuro così come spergiura il sito web. Se vale questa spesa (stiamo pur sempre parlando di un rimmel).

Mi ritrovo a girovagare su una quantità imbarazzante di beauty blog che descrivono il prodotto come miracoloso, ma lo fanno usando le stesse identiche parole, come se attingessero tutte dallo stesso materiale stampa. Poi il mio nerd side fa cadere l’occhio sulle call to action tonanti, posizionate sapientemente nel mezzo dell’articolo: COMPRA QUI!. Ispeziono i link, tutti arricchiti da codici utm che si riferiscono a campagne specifiche (di quelle che puoi monitorare su Google Analytics, per intenderci).

In quel momento riconosco di essere di fronte a post sponsorizzati. Sono punto a capo, non ho certezza della bontà di quel prodotto.

Il web, nato per essere svincolato dalle dinamiche commerciali, come punto di incontro e scambio di opinioni è stato fagocitato dalla pubblicità. Il business si è mangiato il buono (già poco) dell’essere connessi ad una platea infinita di persone che ti possono, in tutta sincerità, confidare cosa pensano di una loro esperienza di acquisto.

Eccomi dall’altra parte della barricata.

Ed eccomi ad interrogarmi sul mio operato. Perché quello che ho sempre voluto evitare è che il mio lettore si sentisse come mi sono sentita io al termine della mia ricerca. Confuso e al punto di partenza.

Come? La risposta è FIDUCIA, quella che il fantomatico influencer deve costruire con la sua coerenza, mostrando sempre lo stesso volto, con etica professionale e un po’ di indispensabile buonsenso. La fiducia che mostrano i miei, se pur pochi followers, che mi chiedono dove comprare quel riso, dove trovare quella spezia, come mi sono trovata con quel marchio.

Una fiducia che ho io costruito in tanti anni, rinunciando a collaborazioni, a volte prestigiose, ma che non mi convincevano, non erano in linea con quello che sono, che faccio ogni giorno. Dalle patatine ai preparati per torte, sentivo di non poter interpretare quei prodotti. Non per incapacità, ma perché avrei rischiato di perdere voce e volto.

Voce e volto, baby.

Mi piace pensare che i miei followers, potessero leggere le centinaia di proposte che ho rifiutato in questi 6 anni, sarebbero fieri di me.

Click.

Per la cronaca: alla fine ho acquistato un prodotto naturale, a base di olio di ricino, che ha le stesse proprietà del preziosissimo prodotto di cui sopra. E costa solo 7,9€. Come ci sono arrivata? Ho chiesto alla nonna.

Di ciglia, influencer e post sponsorizzati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *