Ottantaquattro mesi del cucciolo

Mi accompagnarono alla macchina e sistemarono la scatola appena dietro al mio sedile, salutai seria, mi infilai in auto e guidai fino a casa senza dire una parola. A giudicare dal numero di colpi di clackson ricevuti non superai mai i 40 km orari. E non accesi neanche l’autoradio. Non potevo distrarmi, portavo un carico importante, più prezioso di una cassa di Chateau Lafite. Arrivata a casa posai la scatola a terra, mi tolsi le scarpe e foderai il pavimento dello studio di carta di giornale, una gazzetta prestata dal vicino, era tutto rosa e puccioso. 
Ero pronta.

Ore 18 del 29 maggio 2007. Aprii la scatola e lui era lì, a rosicchiarsi la zampa posteriore con sguardo istupidito. Da quando l’avevo visto dalla vetrina nel negozio non lo avevo ancora toccato. Lo estrassi dalla scatola e lo misi sul pavimento, lui fece qualche passo e poi cadde a pancia in sù, con quella goffaggine irresistibile tipica dei cuccioli. Non aveva ancora tre mesi. Mi guardò alzando il sopracciglio, uno degli adorabili puntini marroni sul muso nero, come per dirmi: “non ho mica idea di come si faccia sai? É la prima volta“.
Era la prima volta anche per me piccolo Attilio, non fu semplice, ma fu, ed è ancora oggi impagabile.

La cosa più complicata fu fare ordine nella mia vita: accogliere un cucciolo impone rigore e cura per sé stessi. Allora vivevo sola, lavoravo nel mio piccolo studio domestico, mangiavo quando capitava e, da vera creativa scombinata, mi alzavo tardi perché tanto il cervello mi si accendeva al tramonto. Con Attilio la musica cambiò: sveglia presto, giretti nel parco, pasti regolari, rientri puntuali.

E poi c’era il distacco, un nodo difficile da sciogliere, indispensabile per la formazione della sua individualità, da vivere con serenità, da parte di entrambi. E furono calzini rosicchiati e “regalini” sul tappeto del bagno, pianti disperati e cavi masticati. Poi piano piano fu chiaro che sarei tornata sempre, e le cose andarono meglio. “Torno, torno sempre, dove vuoi che vada, vivo qui. Torno” è il nostro mantra preferito, che calma entrambi nel momento della separazione.

L’anno dopo arrivò nella mia vita anche “dolce metà“, perché amore chiama amore, e la famiglia fu al completo. Attilio accettò il nuovo arrivato senza nessuna fatica, col ruolo di capo branco, e con il rispetto giocoso che ancora gli mostra quando gli spinge la pallina da tennis sui piedi. Ai suoi occhi probabilmente io sono ancora quella donna impacciata che lo estrasse dalla scatola la prima volta, dopo averlo centrifugato per 25 minuti. Ogni tanto borbottiamo, ma poi facciamo sempre pace.
Nel corso degli anni siamo passati da un soffio al cuore, ad una dermatite allergica, passando per 11 mesi di collare di Elisabetta e svariati strappi muscolari. Non ho mai smesso di occuparmi di lui, di guardarlo con la tenerezza e lo stupore di quel primo giorno, con l’amore che si ha per un membro della propria famiglia, ma con il rispetto e la consapevolezza di avere di fronte un cane, con proprie esigenze e bisogni. E sento di essere, oggi dopo quasi sette anni, una donna migliore, anche grazie a lui.

Quando ho scelto di essere testimonial de #ilmesedelcucciolo per Purina, l’ho fatto proprio pensando alla nostra storia, a quanto sia stato speciale ma difficile crescerlo, educarlo e prendersi cura di lui nel corso degli anni.
Purina ha messo a disposizione strumenti utili, omaggi, supporto e prodotti per la cura del cucciolo; una sorta di “starter kit” completo di tutto ciò che serve per iniziare questa straordinaria quanto impegnativa avventura.
Grazie per aver accompagnato me e il rag.Zampetti in questo mese formativo ed emozionante.
Click.

La app per il vostro “cucciolo” la trovate QUI

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